Disfagia
Edoardo Vespa - Gastroenterologo Patologie Esofago - Roma
Edoardo Vespa - Gastroenterologo Patologie Esofago - Roma
La disfagia è un sintomo, non una malattia, e consiste nella difficoltà o nella sensazione di ostacolo al passaggio del cibo o dei liquidi dalla bocca allo stomaco.
È un disturbo spesso sottovalutato o normalizzato dal paziente, ma che può essere l’espressione di condizioni cliniche anche complesse e meritevoli di un’attenta valutazione.
Dal punto di vista clinico, la disfagia si distingue in due grandi categorie:
Disfagia orofaringea
Disfagia esofagea
La disfagia orofaringea riguarda la fase iniziale della deglutizione, è spesso riferita come ostruzione al transito del cibo a livello della gola, ed è più frequentemente di competenza neurologica (vedi sotto) o otorinolaringoiatrica.
Tuttavia, esistono situazioni in cui la causa è di interesse gastroenterologico, come nel caso di stenosi o disfunzioni dello sfintere esofageo superiore o del muscolo cricofaringeo, condizioni che possono essere diagnosticate mediante accurata valutazione endoscopica e/o manometrica e, talora, trattate con approccio endoscopico (dilatazione).
La disfagia esofagea è la forma più rilevante nella pratica gastroenterologica e rappresenta spesso una sfida diagnostica. Richiede un percorso strutturato e progressivo, che parta da un’accurata valutazione clinica e si avvalga di strumenti diagnostici complementari, tra cui:
Endoscopia digestiva
Radiografia dell’esofago con mezzo di contrasto
Manometria esofagea ad alta risoluzione
EndoFLIP, nei casi selezionati
Una conoscenza approfondita di queste metodiche ed una integrazione fra i loro risultati è essenziale per arrivare a una diagnosi corretta e per poter impostare una terapia efficace.
La disfagia esofagea può riconoscere numerose cause, talvolta coesistenti, e richiede per questo una valutazione specialistica approfondita e multidisciplinare. Le principali categorie eziologiche includono:
Rappresentano una delle cause più frequenti di disfagia esofagea e sono spesso diagnosticabili solo mediante manometria esofagea ad alta risoluzione.
Tra questi quelli di principale rilevanza sono identificati dalla classificazione di Chicago, quali:
Acalasia esofagea (di tipo I, II o III)
EGJOO (Esophagogastric Junction Outflow Obstruction)
Esofago ipercontrattile
Spasmo esofageo distale
Contrattilità assente
Alterazioni della motilità esofagea possono essere secondarie a patologie sistemiche o neurologiche, tra cui:
Malattie neurologiche, come:
esiti di ictus cerebrale
Malattia di Parkinson
altre patologie neurodegenerative
Malattie neuromuscolari, quali:
distrofie muscolari
miopatie infiammatorie (miositi)
miastenia gravis
Le alterazioni anatomiche o meccaniche dell’esofago possono determinare un ostacolo al transito del bolo.
Tra queste:
Stenosi esofagee, ovvero restringimenti, di varia natura:
peptiche (secondarie a reflusso)
idiopatiche
infiammatorie
iatrogene (da farmaci o post-trattamento endoscopico/chirurgico)
Tumori dell’esofago, benigni o maligni
Ulcere esofagee
Anelli e membrane esofagee (come l’anello di Schatzki)
Diverticoli esofagei
Processi infiammatori cronici o infezioni possono alterare la struttura e la funzione dell’esofago:
Esofagite eosinofila
Esofagite da reflusso
Esofagite infettiva, in particolare la candidosi esofagea, più frequente in pazienti immunodepressi
Lichen planus esofageo
Sclerodermia, altre connettiviti e malattie autoimmuni
La disfagia può comparire o peggiorare in pazienti con una storia di:
Radioterapia per tumori del distretto cervico-mediastinico
Chirurgia oncologica del collo o del torace
In alcuni pazienti la disfagia può essere:
funzionale, quando tutti gli esami diagnostici risultano nella norma. Rientra nei cosiddetti 'disturbi dell'asse tubo digerente-cervello', in quanto si ritiene implicata una ipersensibilità delle terminazioni viscerali nonchè un incrementata percezione degli stimoli a livello nervoso centrale.
multifattoriale, legata a una combinazione di fattori strutturali, motori, percettivi
Nel corso della mia attività clinica mi sono frequentemente trovato a valutare pazienti con disfagia non spiegata o non risolta, nonostante plurimi esami già eseguiti.
In molti di questi casi, una rivalutazione critica degli accertamenti disponibili oppure l’indicazione mirata a ulteriori indagini ha permesso di identificare la causa del disturbo, spesso misconosciuta.
Una volta chiarita meglio l’origine della disfagia, è stato possibile risolverla con successo mediante:
terapia farmacologica
trattamento endoscopico
oppure, quando indicato, invio a trattamento chirurgico, all’interno di un percorso multidisciplinare.